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Il ministero per l’Innovazione ha permesso la diffusione delle prime immagini dell’interfaccia dell’app Immuni, il sistema di tracciamento dei contatti concepita per la Fase 2 dell’emergenza coronavirus. Arrivano già le critiche del Copasir, il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, che non è del tutto convinto della sicurezza di questa applicazione Immuni:

Le critiche all’app Immuni:

Un rapporto, del 13 maggio, evidenzia alcuni problemi che sarebbero emersi nel corso della revisione e controllo del materiale raccolto all’app per tracciare i contagi da coronavirus, Immuni, che dovrebbe in teoria essere disponibile dal 29 maggio sugli app store dei nostri cellulari. Ecco alcune critiche mosse dal Copasir riguardo l’app per la fase 2:

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In caso di alert dall’app, come procedere 

Un primo rilievo riguarda l’individuazione dei criteri sulla base dei quali verranno stabiliti i dati sanitari e personali da immettere nell’applicazione Immuni. 

“il tracciamento riguarderà solo le persone risultate positive”, ma il Copasir ritiene che “l’unico dato da dover immettere nella app dovrebbe essere un codice anonimo risultante dall’effettuazione di un tampone, escludendo quindi altre procedure che al momento non abbiano evidenza scientifica”. 

App immuni tracciare coronavirus

Inoltre non è attualmente chiaro  “qual è il soggetto titolato ad inserire nella app tale codice anonimo” e non vengono definite le conseguenze di un’eventuale alert, ovvero “quali comportamenti dovranno essere adottati da chi riceva la notifica di avere avuto contatti con una persona risultata positiva al coronavirus”.

Immuni deve essere uguale in tutta la nazione

Per il Copasir “appare necessario che l’attuazione della piattaforma avvenga con criteri univoci sul territorio nazionale, evitando la possibilità di interpretazioni restrittive o comunque differenziate da parte delle Regioni ed Enti locali, tali da introdurre ingiustificate limitazioni alla libera circolazione dei cittadini”.

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