90

Il Doodle di oggi, 25 agosto 2020, è dedicato a Barbara Hepworth, una delle più grandi scultrici della sua generazione fino alla tragica morte a St Ives. Vediamo chi era e la sua storia:

 

Barbara Hepworth, la storia della scultrice:

Dame Jocelyn Barbara Hepworth (Wakefield, 10 gennaio 1903 – St Ives, 20 maggio 1975) è stata una scultrice inglese. Il suoi lavori sono esemplificativi del Modernismo e in particolare della scultura moderna. È stata una delle poche artiste della sua generazione a raggiungere la fama internazionale.

Barbara Hepworth nacque a Wakefield, West Yorkshire. Intraprese gli studi artistici presso la Leeds School of Art, frequentando successivamente, dal 1921 al 1924, il Royal College of Art, per il quale ottenne una borsa di studio finanziata dalla contea dello Yorkshire.

Barbara Hepworth scultura

Presso quest’ultimo istituto Barbara Hepworth conobbe e frequentò lo scultore Henry Moore e i pittori Raymond Coxon ed Edna Ginesi. Nel 1924 visitò l’Italia con lo scultore John Skeaping, che sposò a Firenze il 13 maggio 1925, successivamente la coppia si trasferì a Roma dove lavorarono nella scultura per due anni, per poi ritornare in Inghilterra, a Londra, nel novembre del 1925. Successivamente Barbara Hepworth sposò in seconde nozze il pittore Ben Nicholson nel 1933 ma finì per divorziare anche con lui nel 1951.

Insieme ad artisti come Ben Nicholson e Naum Gabo, Hepworth fu una figura di spicco del gruppo di artisti che risiedevano a St Ives durante la seconda guerra mondiale. Fu nominata anche dama comandante dell’Ordine dell’Impero Britannico nel 1965, dieci anni prima di morire a settantadue anni nell’incendio del suo studio in Cornovaglia, a St Ives. Lo studio e la sua casa ora costituiscono il Museo Barbara Hepworth dedicato proprio alle sue opere.

Oggi Barbara Hepworth viene celebrata da Google con un doodle perché il 25 agosto del 1939, ottantuno anni fa, si trasferì proprio a St. Ives, la piccola città sulla costa meridionale dell’Inghilterra, dove costruì il proprio studio e rimase per il resto della propria carriera fino al tragico incendio.

Barbara Hepworth scultura

Hepworth trasse ispirazione dagli artisti con cui entrò in contatto viaggiando per l’Europa e negli anni Trenta cominciò a concentrarsi sulle forme astratte guadagnandosi una certa fama a livello internazionale: nel 1950 rappresentò la sua nazione alla Biennale di Venezia, nel 1959 vinse il primo premio alla Biennale di San Paolo e nel 1965 ci fu una retrospettiva sul suo lavoro al Kröller-Müller Museum, nei Paesi Bassi.

Il sito della Tate Modern di Londra riassume così il significato della sua produzione artistica: «Anche se ha a che fare con le forme e con l’astrazione, l’arte di Hepworth riguarda primariamente le relazioni: non solo tra due forme messe l’una accanto all’altra, ma tra la figura umana e il paesaggio che lo circonda, tra il colore e la composizione, e soprattutto tra le persone a un livello individuale e sociale».

Barbara Hepworth scultura

(Photo by Fred Morley/Getty Images)

Il suo Trewyn Studios divenne rifugio per moltissimi artisti e una specie di colonia artistica che fu vivace e prolifica per molti anni per tutti coloro che fuggivano dalla guerra. In quel luogo Barbara Hepworth sperimentò ulteriormente con la sua arte, sostituendo ai suoi consueti materiali come pietra e legno anche argilla e bronzo. A partire dagli anni Cinquanta, grazie anche alla partecipazione alla Biennale di Venezia del 1950 e la vittoria alla Biennale di San Paolo nel 1953, ottenne un grande riconoscimento internazionale anche se vide sempre con grande diffidenza il successo e la fama.

Morì, ancora molto attiva a livello artistico (negli ultimi anni sperimentò anche con la litografia), il 20 maggio 1975, all’età di 72 anni, a causa di un incendio scoppiato per errore nel suo stesso amato Trewyn Studios.

Barbara Hepworth scultura

Ecco cosa pensava Barbara Hepworth della scultura: «Io penso che ogni scultura debba essere toccata, è parte del processo produttivo ed è anche il primo senso che sperimentiamo quando veniamo alla luce. Credo che ogni persona che sta guardando una scultura debba utilizzare tutto il suo corpo. Non puoi guardare una scultura e stare fermo impalato a fissarla, di fronte ad una scultura devi girarci attorno, chinarti verso di lei, toccarla ed in fine andartene.»

www.terzoo.com