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Saremo per sempre grati a tutti coloro che in un momento così difficile non hanno avuto paura, si sono rimboccati le maniche e sono scesi in prima linea a combattere contro il nemico invisibile. Il personale sanitario ormai in molte regioni è allo stremo delle forze ma non smette di lavorare e, in molti casi, salvare vite umane. 

Turni anche di 12-13 ore, dispositivi di sicurezza che lasciano lividi sulla faccia e tutto il resto del corpo a causa dei lunghissimi periodi di utilizzo, lontananza dalla famiglia; ecco cosa stanno vivendo migliaia di dottori e infermieri in tutto il Paese. I medici sono ora come i nostri nonni 75 anni fa al fronte, solo che ora la guerra si combatte tra i corridoi degli ospedali; hanno risposto alla richiesta di supporto anche centinaia di dottori in pensione e anche laureandi, spesso rinunciando a vedere per settimane e settimane le proprie famiglie per paura di contagiarle.

Sembra che si inizi a scorgere la luce alla fine di questo tunnel infinito, le statistiche sembrano essere sempre più positive, eppure c’è un dato che continua ad aumentare. Si tratta del numero di medici deceduti a causa del coronavirus che sale proprio oggi a quota 96. Nella lista dei deceduti, sottolinea il presidente Filippo Anelli, “si è deciso di includere tutti i medici, pensionati o ancora in attività, perché per noi tutti i medici sono uguali. Alcuni dei medici pensionati, inoltre, erano rimasti o erano stati richiamati in attività; alcuni avevano risposto a una chiamata d’aiuto. Non si smette mai di essere medici“.

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