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47 miliardi di euro, ecco quanto perde l’economia italiana ogni mese a causa della chiusura totale delle aziende. Di questa cifra soltanto 10 miliardi provengono dal Sud Italia, calcola la Svimez. Ciò non significa che il Mezzogiorno avrà ripercussioni minori sull’economia, anzi, è il contrario perché l’economia del Sud ha molto meno da perdere rispetto al Nord. 

“Creare due poli, trasferendo al Sud, che ha meno contagi, una parte della produzione” è quello che propone Pietro Busetta, professore di economia all’Università di Palermo e consigliere di amministrazione della Svimez. Senza fare ciò il Sud potrebbe subire danni irreparabili e molte aziende potrebbero non aprire più. Ecco come prosegue Busetta: “Il Sud, che deve ancora recuperare i livelli pre-crisi del 2008, potrebbe non riprendersi più“.

Questa soluzione, al momento, sembra però irraggiungibile. Infatti, al Sud, i governatori delle regioni hanno mantenuto una linea molto più rigida rispetto al Nord riguardo le chiusure delle aziende. Questo eccesso di prudenza pare ingiustificato e controproducente per l’economia, visto il numero di contagi molto minore nel Mezzogiorno.

Si sfoga Busetta: “A me sembra assolutamente assurdo il modo in cui si sta procedendo. Mi sembra che il governo non riesca mai ad anticipare gli eventi, si limiti a inseguirli  restando sempre indietro. Ho la sensazione netta che si vada a spanne, pensando di affrontare un problema così importante come se fossimo nel Medioevo, magari ai tempi della pestilenza di Palermo o di Milano nel ‘300  o nel ‘500. Negli altri Paesi intanto si stanno attrezzando per le riaperture non solo delle imprese, anche delle scuole. I politici tengono solo ad essere rieletti, sia quelli nazionali che quelli locali: tenendo tutto chiuso possono sempre aver dire di aver fatto tutto il possibile, non corrono rischi, e possono sempre dare la colpa agli altri, al governo nazionale o all’Europa, per il crollo dell’economia”.

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