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Si torna a parlare di riduzione dell’orario di lavoro perché le imprese a fatica riusciranno a tornare ai livelli precedenti all’emergenza coronavirus.

 

La riduzione dell’orario di lavoro:

Prende forma ora dopo ora il nuovo provvedimento del governo per la crisi economica scatenata dal coronavirus, ossia quello che doveva essere il “decreto aprile”, ma che ormai è diventato il “decreto maggio”. Tra le ipotesi allo studio anche la riduzione dell’orario di lavoro, senza però un taglio dello stipendio: per garantire lo stesso livello di salario lo Stato introdurrebbe dei sostegni economici . E nelle ore “perse” i dipendenti potranno partecipare a corsi di formazione.

Un recente studio del Censis e di Confcooperative ha stimato che il tempo necessario per tornare sui ritmi produttivi di gennaio 2020 sarà di quasi due anni. Un’eternità! Prende spunto da questo scenario, quindi, il tema della rimodulazione e riduzione dell’orario di lavoro e del ricorso agli ammortizzatori sociali per evitare i licenziamenti.

I sindacati vorrebbero una riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario, ma bisognerebbe stabilire se i costi andranno sostenuti dalle imprese. Queste infatti si trovano già alle prese con enormi problemi di liquidità, queste imprese quindi si troverebbero con ulteriori costi da sostenere che potrebbero renderle meno competitive sul mercato o, nel peggiore dei casi, costringerle a chiudere.

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