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L’ex direttore del Tg4, Emilio Fede, è stato arrestato ieri sera, 22 giugno, in un locale di Napoli per evasione dagli arresti domiciliari, mentre mangiava una pizza con sua moglie.

 

Emilio Fede arrestato per evasione dai domiciliari:

L’ex direttore del Tg4, Emilio Fede, è stato arrestato ieri sera, 22 giugno, in un locale di Napoli per evasione dagli arresti domiciliari. Tutto ciò è avvenuto mentre mangiava una pizza con sua moglie, l’ex senatrice Diana De Feo, per festeggiare il suo 89esimo compleanno. Da quanto emerso, Emilio Fede non avrebbe atteso l’autorizzazione del giudice di sorveglianza per trasferirsi da Milano a Napoli, alcune fonti al lui vicine dicono però che avrebbe comunicato il suo spostamento ai carabinieri di Segrate.

“E’ stato terrorizzante. Mi sono venuti ad arrestare per evasione perché non ho atteso le disposizioni per i servizi sociali. In un ristorante si sono presentati un capitano dei carabinieri, peraltro gentilissimo, con tre militari, come fossi il peggiore dei delinquenti”, ha detto all’Ansa, Emilio Fede.

Emilio fede evasione domiciliari

Emilio Fede dovrebbe scontare 7 mesi di domiciliari in seguito al processo Ruby e successivamente sarebbe stato obbligato a 4 anni di servizi sociali.

“Sei giorni fa, – fa sapere l’ex direttore del TG4 – il Tribunale di sorveglianza di Milano, precisamente il magistrato La Rocca, mi ha comunicato che mi era stata concessa una liberazione anticipata. Sono proprio cose da pazzi, stavo mangiando una pizza con mia moglie ed ero appena arrivato a Napoli”. “Pensi – sottolinea il giornalista – che mi è stato addirittura negato di aprire la finestra. Voglio ricordare che sono caduto e adesso cammino appoggiandomi su un bastone. Immagini quanto posso essere pericoloso. Sono dispiaciuto per la giustizia e per la vita sociale visto che non posso neppure affacciarmi alla finestra” prosegue Emilio Fede nell’intervista per l’Ansa.

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Il caso Ruby:

Nel gennaio 2011 Emilio Fede è indagato dalla Procura della Repubblica per induzione e favoreggiamento della prostituzione, insieme con Silvio Berlusconi, Lele Mora e Nicole Minetti, sul “caso Ruby” (maggio 2010), sulla base delle prove rappresentate da una lettera anonima, pubblicata poi in prima pagina su due quotidiani, e di una valigetta che avrebbe portato in Svizzera. Nello stesso periodo viene licenziato da Mediaset.

Il 3 ottobre 2011, assieme a Minetti e Mora, viene rinviato a giudizio per il caso Ruby. La decisione è stata presa dal Giudice dell’udienza preliminare di Milano Maria Grazia Domanico, della V Sezione penale del tribunale del capoluogo lombardo. Tutti e tre sono accusati di induzione e favoreggiamento della prostituzione anche minorile. Il processo è cominciato il 21 novembre 2011.

Il 19 luglio 2013 assieme agli altri due imputati Fede è condannato dal Tribunale di Milano nell’ambito del processo “Ruby” bis a 7 anni di reclusione e all’interdizione a vita dai pubblici uffici, per induzione alla prostituzione, favoreggiamento della prostituzione e favoreggiamento della prostituzione minorile, più all’interdizione da uffici di mezzi di informazione considerati come pubblici uffici.

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Viene assolto dall’accusa di induzione alla prostituzione minorile. Nel processo principale Silvio Berlusconi, condannato in primo grado, è invece assolto in secondo grado e in Cassazione.

Il 13 novembre 2014 la corte d’appello ha ridotto la pena a 4 anni e 10 mesi, con le accuse riqualificate nel solo favoreggiamento della prostituzione di una maggiorenne, mentre viene assolto dalle accuse di induzione alla prostituzione e favoreggiamento della prostituzione minorile, in quanto viene riconosciuto che, come Berlusconi, non era a conoscenza della minore età di Karima El Mahroug detta Ruby; Emilio Fede si dichiara innocente di tutte le accuse, afferma di non aver portato lui la ragazza marocchina ad Arcore, di non sapere chi fosse e che cosa facesse. Ruby stessa non ha mai ammesso di essere una prostituta.

Il 22 settembre 2015 la Corte suprema di cassazione accoglie il suo ricorso e annulla la sentenza del “Ruby bis” a carico di Fede e Minetti, rinviando a un nuovo processo d’appello, respingendo al contempo il ricorso della procura di Milano che voleva condanne più elevate.

Emilio fede evasione domiciliari

Il 7 maggio 2018 la corte d’appello ha ridotto le pene, condannando Fede a 4 anni e 7 mesi per favoreggiamento della prostituzione di Ruby, e Minetti a 2 anni e 10 mesi. La sentenza d’appello è nuovamente stata impugnata, ma la Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi delle difese e le pene sono state confermate in via definitiva l’11 aprile 2019.

A causa dell’età avanzata (88 anni) e delle condizioni di salute, Emilio Fede sconterà la pena in detenzione domiciliare, in quanto, recependo la giurisprudenza di Cassazione, il Tribunale di Sorveglianza di Milano ha stabilito l’11 ottobre 2019 che «in carcere sarebbe sottoposto ad un’enorme sofferenza».

Il 22 giugno 2020 viene arrestato per evasione dagli arresti domiciliari mentre sta cenando con la moglie Diana De Feo in un ristorante per il suo 89° compleanno e viene posto agli arresti in albergo: dopo aver avvisato i carabinieri di Segrate, aveva raggiunto Napoli in treno senza avere ancora l’autorizzazione del giudice del Tribunale di sorveglianza. Fede ha scontato finora 7 mesi ai domiciliari e dovrebbe completare la pena con 4 anni di servizi sociali.

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