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Sul sito della Fondazione Einaudi è possibile ottenere i file di tutti i verbali del Comitato Tecnico Scientifico che ha monitorato la situazione del covid-19 durante tutte le sue fasi, ecco cosa c’è scritto nei documenti inizialmente segreti:

 

La Fondazione Einaudi pubblica i verbali del Comitato Tecnico Scientifico per il covid-19

Cinque verbali del comitato tecnico scientifico sono stati pubblicati online dalla Fondazione Einaudi, tra questi alcuni erano segreti. Tra le pagine dei verbali viene seguita passo passo la pandemia e vengono dati i consigli su come gestirla. Sono oltre 200 pagine che seguono, almeno per quanto riguarda i testi desecretati, in cui compaiono anche le misure che poi sono state attuate dal governo per limitare la diffusione dell’epidemia e iniziano proprio dai primissimi momenti quando cioè a Codogno viene individuato il “paziente 1”, Mattia. Tutti vengono richiamati negli stessi decreti emanati dall’esecutivo.

Il primo documento, pubblicato dalla Fondazione Einaudi, è del 28 febbraio, poi uno del 1 marzo, segue ancora uno del 7 marzo del 30 e infine un verbale del 9 aprile. I pareri degli esperti vanno dalla necessità di istituire zone rosse, anche se manca all’appello il testo relativo alla mancata zona rossa in Val Seriana, al divieto di abbracci, fino al suggerimento di chiudere le scuole e di sospendere gli eventi pubblici e quelli sportivi.

Fondazione Einaudi verbali

I documenti sono stati pubblicati dalla Fondazione Einaudi che era da aprile che tentava di accedere ai verbali. Quando l’accesso è stato negato la Fondazione ha avviato una battaglia legale finita davanti ai giudici del Consiglio di Stato.

Nei verbali relativi al 28 febbraio, una settimana dopo l’individuazione del primo caso, il comitato tecnico scientifico inizia già a proporre dei provvedimenti per tre regioni “Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto”, dove c’è, si legge, “una situazione epidemiologica complessa”.

Due giorni dopo l’esecutivo adotta un DPCM e quindi blocca in quelle regioni eventi e manifestazioni sportive, a meno che “non si svolgano a porte chiuse”, viene vietata la trasferta dei tifosi, sospende l’attività scolastica, ma, per esempio, riapre musei e luoghi di culto, seguendo il consiglio degli stessi esperti, a condizione che “assicurino modalità di fruizione contingentata o comunque tali da evitare assembramenti di persone e sospende”.

Mancano ancora 10 giorni alla chiusura adottata per la Lombardia e altre 14 province, e 11 al lockdown del 10 marzo. A proposito del lockdown si prende in considerazione un altro dei verbali pubblicati dalla Fondazione Einaudi, quello del 7 marzo su cui è riportata la scritta “riservato”. In quella data, infatti, il comitato tecnico scientifico suggerisce misure più rigorose proprio per la Lombardia e le province (11 non 14) di Parma, Piacenza, Reggio Emilia, Rimini e Modena, Pesaro Urbino, Venezia, Padova, Treviso, Alessandria e Asti, ma non per tutta Italia.

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Inizialmente si attuano restrizioni differenziate in base alla regione ma solo due giorni dopo arriva un nuovo DPCM, quello del 9 marzo entrato in vigore il 10 che dà inizio al lockdown in tutta Italia fino al 3 aprile. Un’accelerazione, spiega Conte nella conferenza stampa per il secondo dpcm, che serve “a contenere l’avanzata del virus”.

In un solo giorno infatti si erano registrati quasi 500 casi in più rispetto al giorno precedente, i nuovi positivi erano più di 1.700. Inoltre, nelle stesse ore, dopo l’annuncio della chiusura della Lombardia, centinaia di persone hanno deciso di assalire le stazioni dei treni per “fuggire” verso sud, sono ancora vive le immagini in stazione Centrale a Milano con la polizia ferroviaria che è costretta ad intervenire per mantenere la calma.

Palazzo Chigi ha consegnato i verbali alla Fondazione Einaudi dopo che ieri anche il Copasir ha chiesto di renderli pubblici. “Per noi è importante sottolineare l’approccio non partigiano alla questione. Si trattava di una battaglia di trasparenza e non giudichiamo nel merito le scelte.

C’è stata – dice l’avvocato Rocco Todero che ha seguito tutto l’iter legale – la più grande limitazione delle libertà individuali durante un lungo periodo ed è giusto che i cittadini sappiano quali erano le ragioni scientifiche, oggettive ed epidemiologiche alla base”. Come anticipato prima la fondazione già ad aprile, il 14 e il 18 aprile, aveva richiesto l’accesso ai verbali del comitato tecnico scientifico che sono stati richiamati in tutti i Dpcm emanati per la gestione dell’emergenza sanitaria, compreso il lockdown.

Il verbale del 28 febbraio 

I primi due verbali reperibili sul sito della Fondazione Einaudi sono brevi e non riportano la dicitura riservato. Nel primo, quello del 28 febbraio, il comitato tecnico scientifico reputava “complessa” la situazione epidemiologica in Emilia Romagna, Lombardia e Veneto, a differenza di Friuli-Venezia Giulia, Liguria e Piemonte dove non si erano verificati casi “con modalità di trasmissione non note”. Per le ultime regioni si suggeriva quindi di seguire l’ordinanza tipo del ministero della Salute.

“Le Regioni Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto presentano, invece, una situazione epidemiologica complessa attesa la circolazione del virus – si legge nel verbale – tale da richiedere la prosecuzione di tutte le misure di contenimento già adottate, opportunamente riviste come segue: sospensione di tutte le manifestazioni organizzate, di carattere non ordinario e di eventi in luogo pubblico o privato, anche di carattere culturale, ludico, sportivo o religioso, anche se svolti in luoghi chiusi, ma aperti al pubblico (es: grandi eventi, cinema, teatri, discoteche, cerimonie religiose). Si propone che tale misura sia prorogata sino all’8 marzo 2020″.

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Tra le misure, anche la “sospensione degli eventi e delle competizioni sportive di ogni ordine e disciplina, in luoghi pubblici o privati” e “il divieto di trasferta organizzata dei tifosi residenti nelle tre regioni per la partecipazione ad eventi e competizioni sportive che si svolgono nelle restanti regioni”.

È in questo verbale che compare la conferma di “tutte le misure previste per la cosiddetta ‘zona rossa’, ovvero per gli undici comuni di Lombardia e Veneto dove si stava maggiormente diffondendo la pandemia da coronavirus. Gli undici comuni, indicati dal dpcm del 23 febbraio precedente, erano Bertonico, Casalpusterlengo, Castelgerundo, Castiglione D’Adda, Codogno, Fombio, Maleo, San Fiorano, Somaglia, Terranova dei Passerini in Lombardia e Vò Euganeo in Veneto. Due giorni dopo il governo emana un dpcm, quello del 1 marzo, in cui, di fatto, recepisce queste raccomandazioni.”

Il verbale del 1 marzo con il divieto degli abbracci 

Con il verbale del primo marzo si inizia a capire che la situazione non è delle migliori, a far preoccupare è la “la raccomandazione generale che la popolazione, per tutta la durata dell’emergenza, debba evitare, nei rapporti interpersonali, strette di mano e abbracci”. Dopo solamente una settimana sarebbe arrivata la tremenda notizia del lockdown.

In questi verbali si fa anche riferimento alle strutture private: “L’utilizzo delle strutture private accreditate dovrà essere valutato prioritariamente per ridurre la pressione sulle strutture pubbliche mediante trasferimento e presa in carico di pazienti non affetti da Covid 19″. Proprio in questi giorni il sistema sanitario nazionale si avviava verso il collasso: gli ospedali ricevevano malati, anche già gravissimi, e stavano esaurendo i posti nelle terapie intensive.

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Il verbale del 7 marzo dalle zone gialle alle scuole

Nelle pagine di questi verbali si parla di sospensione degli eventi sportivi, della chiusura delle palestre e la sospensione dell’attività scolastica. All’interno del verbale del 7 marzo tutte le misure indicate dal Comitato tecnico scientifico vengono seguite dalla Presidenza del consiglio dei ministri che decide di emanare un decreto il giorno successivo, quello dell’8 marzo, che il 9 diventa esecutivo per tutta Italia.

Il comitato suggerisce di dividere in due il Paese in base alla diffusione del virus. Nel documento, infatti, viene proposto “di rivedere la distinzione tra cosiddette ‘zone rosse’ e ‘zone gialle’” da istituire in “Emila Romagna, Lombardia e Veneto, nonché le province di Pesaro Urbino e Savona”, il comitato tecnico scientifico quindi propone di stabilire due ‘livelli’ di misure di contenimento da applicarsi l’uno, “nei territori in cui si è osservata ad oggi maggiore diffusione del virus” e l’altro, “sull’intero territorio nazionale”.

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Le zone dove effettuare un contenimento più rigido, sono l’intera Regione Lombardia e le province di Parma, Piacenza, Rimini, Reggio Emilia, Modena, Pesaro Urbino, Venezia, Padova, Treviso, Alessandria e Asti.

Il verbale del 30 marzo

La Fondazione Einaudi ha reso pubblico anche il verbale del 30 marzo, in cui il comitato tecnico scientifico parla ancora di misure di contenimento per la diffusione del contagio ma si parla già di Fase 2, un modello ancora da delineare per “il ritorno nell’ordinario“. Nel testo gli esperti sottolineano la “necessità di mantenere le misure attualmente in essere almeno fino a tutto il periodo Pasquale”.

Inoltre, si chiede anche di effettuare “un’analisi strutturata” di diversi aspetti, tra cui l’azione sui medici di medicina generale, lo sviluppo e l’implementazione del contact tracing, il mantenimento del distanziamento sociale ma anche un’analisi sull’utilizzo delle mascherine anche tra la popolazione e sulle problematiche legate al contagio intrafamiliare.

Fondazione Einaudi verbali

Il comitato, sempre tra le pagine di questi verbali, rileva inoltre che “alcune raccomandazioni e/o norme tecniche o circolari” nonostante l’emanazione sui territorio “non vengano prontamente recepite dal territorio” per questo si chiede “l’eventuale emanazione di ‘ordinanze di protezione civile’ avente maggior forza normativa”.

In questo documento si parla anche dei test sierologici. Il comitato tecnico scientifico “ribadisce l’opportunità di validarli quanto prima” sia “per condurre studi di sieroprevalenza” sia per “elaborare strategie atte a identificare soggetti che possono essere considerati protetti dal rischio di acquisire l’infezione” da coronavirus.

Sempre in questo verbale si analizzano anche i dispositivi di protezione individuale, e si classifica il loro uso, con la differenziazione tra mascherine di tipo chirurgico, quelle facciali filtranti, e le “altre mascherine” che non sono da considerarsi “dpi”. Tra queste pagine sono comprese anche alcune raccomandazioni per i bambini e per mantenere la loro qualità di vita nonostante il lockdown.

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La lotta della Fondazione Einaudi per ottenere i verbali:

La Fondazione Einaudi, che ha come missione promuove la conoscenza e la diffusione del pensiero politico liberale, ha ritenuto che i verbali del CTS dovessero essere resi noti alla popolazione dal momento che le misure del governo hanno compresso diritti e libertà di rango costituzionale.

La onlus aveva già tentato due volte di accedere ai verbali tramite richiesta alla Protezione Civile ma hanno sempre ricevuto risposte negative. Quindi il 26 maggio la Fondazione Einaudi ha deciso di presentare il ricorso al Tribunale amministrativo, il quale ha accolto le ragioni della Fondazione.

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Contro il verdetto del Tar (22 luglio) il governo ha presentato ricorso (28 luglio) opponendo di fatto il segreto perché si tratta di atti amministrativi e perché devono essere tutelati “la sicurezza pubblica” e “l’ordine pubblico”. Il confronto fino a ieri pendeva davanti ai giudici del Consiglio di Stato che il 10 settembre avrebbe deciso se i verbali dovevano essere pubblici oppure no.

Cliccando QUI potrete accedere ai verbali sul sito della Fondazione Einaudi