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Dopo 133 giorni di pausa forzata a causa del coronavirus riparte il grande basket americano di NBA con un serie di amichevoli in vista dell’inizio del campionato:

 

NBA, si riparte dopo 133 giorni di stop:

Il basket della NBA è sceso nuovamente in campo nella notte italiana, dopo 133 giorni di stop a causa della pandemia di coronavirus. Nella bolla di Orlando, Florida, si sono disputate le prime partite amichevoli, in tutto ne sono previste 33, prima che cominci il campionato vero e proprio, il 30 luglio.

Tra le prime squadre a scendere in campo dopo questa lunga pausa ci sono Los Angeles Clippers e Orlando Magic. Hanno vinto i californiani per 99-90, una sfida durata peraltro 40 minuti invece di 48, è stato quindi un test importante per comprendere la condizione fisica degli atleti e provare gli schemi di gioco. Il primo canestro ufficiale l’ha segnato Nikola Vucevic, il migliore in campo è stato invece Paul George, meno di venti minuti sul parquet e 18 punti all’attivo.

NBA anello bolla

L’altra gara di NBA in programma è stata la sfida tra Nuggets e Wizards, portata a casa dalla formazione del Colorado per 88-82, con Nikola Jokic in gran forma, 16 punti, 7 assist e 7 rimbalzi. In campo anche Bol Bol, dopo una lunghissima assenza per infortunio, praticamente dalla fine dell’anno scorso; il lungo dei Nuggets non si è comportato affatto male ed ha fatto una buona impressione, segnando 16 punti (con 10 rimbalzi).

Si sono giocate anche le amichevoli tra Miami Heat e Sacramento Kings (104-98) e tra Pelicans e Nets finita 99-68 con 7 punti di score per l’azzurro Nicolò Melli. 

La bolla di Orlando della NBA:

La ‘bolla’ di Orlando sta funzionando, forse anche oltre ogni legittima aspettativa. La NBA e l’associazione giocatori (Nbpa) hanno infatti comunicato che i test per la ricerca del coronavirus effettuati sui 346 giocatori presenti nel complesso di Disney World dallo scorso 13 luglio non hanno prodotto risultati positivi.

NBA anello bolla

Una notizia a suo modo straordinaria, che dimostra come l’idea di isolare i giocatori del campionato NBA si stia rivelando più che vincente. E che potrebbe rappresentare un grande passo in avanti per la ripresa del campionato, che dopo lo stop dell’11 marzo per l’emergenza sanitaria legata alla pandemia di Coronavirus dovrebbe ricominciare il prossimo 30 luglio, anche se a partire da mercoledì ognuna delle 22 squadre disputerà tre gare di pre-season.

Tra le tante precauzioni per fare della bolla di Orlando l’ambiente più sicuro possibile per tutti, la NBA ha suggerito la possibilità che giocatori e staff possano indossare un anello munito di sensori capace di misurare diverse funzioni del corpo umano. Questo anello era stato inizialmente proposto come uno strumento per monitorare e migliorare le fasi e i pattern del sonno, l’anello registra anche dati fisiologici come il respiro, il battito cardiaco e la temperatura corporea.

NBA anello bolla

Quest’ultima funziona è quella che ha catturato maggiormente l’interesse della lega NBA: uno dei primi sintomi del coronavirus è infatti l’innalzamento della temperatura corporea, che si registra misurando la febbre. Uno studio è giunto alla conclusione che l’anello sia in grado di predire l’insorgere della malattia ben tre giorni prima di quanto possa poi confermare un normale tampone.

Combinando i dati ottenuti dall’anello, una applicazione scaricata sul proprio cellulare e modelli di intelligenza artificiale, un altro studio pubblicato in maggio — condotto su più di 600 persone, che verrà ora esteso a oltre 10.000 — ha concluso la capacità da parte di questo device di anticipare con una accuratezza dell’oltre il 90% l’insorgenza dei sintomi del coronavirus.

Nel documento preparato dalla lega e fatto circolare a tutte le squadre, l’adozione dell’anello — che ha un costo dai 299 ai 399 dollari — è comunque solamente una proposta, e non un obbligo dalla NBA. “L’uso è volontario”, si legge nel memo.

NBA anello bolla

“Un giocatore può declinarne l’uso (o interromperlo) in ogni momento”. I dati sensibili raccolti dal device saranno integralmente comunicati al giocatore, ma non allo staff medico della squadra se non nel caso in cui l’anello suggerisca alte chance di contagio in corso. “L’anello non sarà indossato in partita — si legge ancora nel documento — e nessun dato collezionato sarà reso pubblico in nessun modo, né per scopi commerciali né per essere usato in future contrattazioni economiche”.

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